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Il Kokedama

Postato da Maria Luisa Strippoli il

Un nome ‘antico’, kokedama, per l’ultima tendenza nel mondo delle piante. Una tecnica antica, sviluppata in Giappone fin dal XVII secolo, ma adattata al giorno d’oggi: l’apparato radicale delle piante utilizzate non viene più inserito in un vaso, ma in una specie di palla di fango e argilla, poi rivestita da uno strato di muschio. La pianta può poi essere appesa grazie a fili di nylon e sembra fluttuare nell’aria.

Sono molte le piante che possono essere inserite in un kokedama: da quelle fiorite alle succulente, e persino piccoli bonsai. Questi ultimi, se si affiancano più piante, possono formare anche un ‘boschetto volante’, davvero di grande effetto.

Per i kokedama, in particolare è essenziale mantenere la giusta umidità all’interno della sfera: quando questa sta tendendo a seccarsi – la tempistica varia in base alla stagione, da 7-10 giorni in autunno/inverno, ogni 4/5 giorni in primavera/estate, ma ci si può aiutare valutando il peso della pianta – va immersa in una bacinella piena d’acqua tiepida per qualche minuto. Si fa poi scolare l’acqua in eccesso e si riappende la pianta al suo posto.

L’esposizione varia in base alla pianta: una succulenta va posta in pieno sole, mentre un bonsai o una pianta fiorita possono essere messe in posizioni sufficientemente luminose per buona parte del giorno.

Una volta al mese, nell’acqua della bacinella si può mettere un concime, per piante verdi o per piante fiorite in base alla tipologia, alle dosi consigliate sulla confezione.

Quando un kokedama è tenuto all’aperto, ad esempio su balconi e terrazze, va posto in una posizione ben protetta dal vento.

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