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Phalaenopsis orchidea

Postato da Aldo Colombo il

In pochi anni, l’orchidea Phalaenopsis è diventata la pianta d’appartamento più venduta in tutto il mondo, grazie soprattutto alla bellezza delle lunghe infiorescenze, disponibili in diversi colori: dal bianco al viola, dal rosso e rosa al giallo, fino a molte varietà variegate, maculate o con il labello di un colore diverso. Gli ibridi di oggi si distinguono anche per le dimensioni (da Mini a Jumbo) e per il numero di steli: più è alto il loro numero e maggiore è il valore della pianta. Molto apprezzato anche il suo prezzo in rapporto al loro valore, dato che può essere coltivata in milioni di esemplari in serre completamente automatizzate, con una bassa incidenza dei costi di manodopera.

Con le dovute attenzioni la prima fioritura dura a lungo e, con un po’ di abilità, è possibile far durare a lungo le piante e farle rifiorire.

In natura – si tratta di una pianta originaria del sud-est asiatico dell’Oceania e delle isole del Pacifico – è una pianta epifita, che vive cioè sopra altri alberi, traendo l’acqua e le sostanze nutritive dall’umidità dell’aria grazie alle sue radici aeree. Come pianta spontanea, vive nel sottobosco delle regioni tropicali, quindi nelle nostre case va trattata come pianta da ombra, soprattutto in primavera/estate, mentre d’inverno può anche avere più luce. Nei nostri appartamenti richiede temperature elevate nei periodi freddi: se si scende sotto i 20 °C, in inverno si manifesta la caduta (cascola) dei boccioli. Bisogna poi fare molta attenzione a non esporla alle correnti d’aria.

Attenzione anche a non tenere nelle vicinanze della pianta la frutta in maturazione (in particolare mele, pere e banane), che emette un gas naturale (l’etilene): si avrebbe anche in questo caso la caduta precoce dei boccioli. Per lo stesso motivo, è meglio togliere dagli steli i fiori appassiti.

Per l’annaffiatura, dobbiamo tenere presente che la Phalaenopsis preferisce una sola annaffiatura abbondante rispetto a tante con poca acqua. Un metodo semplice per scegliere il momento giusto è regolarsi in base al peso della pianta: se la si solleva e si sente che è leggera, è il momento di bagnare; se invece il vaso è ancora pesante, si può aspettare. Sarebbe da preferire l’acqua demineralizzata, visto che la Phalaenopsis è sensibile all’eccesso di sali. Molto utile è mantenere umida con delle spruzzature l’aria intorno alla pianta.

Periodicamente le va dato un apporto nutritivo: sono disponibili ottimi concimi specifici per le orchidee, da dosare secondo le istruzioni riportate in etichetta.

Per rifiorire, la Phalaenopsis richiede un leggero ‘shock’ nella temperatura e nell’umidità: l’induzione a fiore avviene portandola da un ambiente caldo e umido a uno più fresco e secco.

Si può trapiantare ogni paio d’anni mantenendo lo stesso vaso precedente: basta cambiare il substrato – il più utilizzato è il cosiddetto ‘bark’, cioè la corteccia di pino o di altre piante – ed eliminare le vecchie radici imbrunite. Di fatto il substrato ha solamente una funzione di sostegno.

Talvolta la pianta produce dei ‘keikis’, piccole piante complete alla base della pianta madre, che possono essere utilizzati per la riproduzione quando raggiungono dimensioni sufficienti e hanno formato un apparato radicale autonomo.

Curiosità: Il nome del genere deriva dal greco ‘phalaenos’, che significa farfalla. Pare che lo scopritore, il botanico olandese Blume – intorno al 1825 – abbia visto qualcosa che si muoveva dalla riva opposta di un fiume sull’isola di Giava, pensando che fossero delle grandi farfalle. Si rese conto del suo errore traversando il fiume e scoprendo che si trattava di infiorescenze che ondeggiavano al minimo alito di vento.

Come far rifiorire la Phalaenopsis

La vostra Phalaenopsis è rimasta fiorita per diverse settimane (o anche mesi) e ora i suoi fiori sono appassiti: e magari state pensando che ormai sia ora di buttarla perché ha perso il suo valore ornamentale. Niente di più sbagliato: potete farla fiorire di nuovo, anzi, tra le orchidee la Phalaenopsis è tra quelle che più facilmente emette nuovi steli fiorali. E poi, anche il fogliame – così com’è – ha un certo fascino ornamentale. Con pochi semplici passi potete indirizzare la vostra pianta verso una nuova fioritura!

Dopo che lo stelo ha perso gli ultimi fiori, cominciate con il concimare la pianta una volta al mese, con un fertilizzante per orchidee, alle dosi raccomandate dal produttore. Vi consigliamo di non spostare la pianta dalla sua posizione originaria – possibilmente con una luminosità elevata ma non in pieno sole.

Per quanto riguarda la vecchia spiga fiorale, avete tre possibilità: talvolta sulla parte apicale della pianta ne compare subito una nuova (di solito più piccola della prima) e in questo caso potete lasciare quella vecchia al suo posto. Più di frequente, se lo stelo appare ancora vitale, lo potete tagliare alla seconda/terza gemma a partire dal basso con una lama ben affilata e pulita, dando una leggera angolazione. L’ultima scelta, da adottare se lo stelo è completamente ingiallito o imbrunito, è quella di eliminare del tutto, sempre con una lama tagliente, la vecchia spiga fiorale: in genere, così si ottiene un irrobustimento dell’apparato radicale e si hanno maggiori probabilità di una nuova fioritura.

Nel frattempo, non dimenticatevi di bagnare la pianta: frequenza e quantità variano in base a molti fattori, ma ci si può regolare ‘soppesando’ la pianta. Se la pianta ha ancora un certo peso, non bagnatela, mentre quando la ‘sentite’ leggera è il momento giusto per darle una dose abbondante: potrebbero volerci da 10 a 15 giorni per le Phalaenopsis normali, da 7 a 10 giorni per una mini.

Dopo qualche mese, la pianta emetterà una nuova foglia, spesso più grande delle precedenti; quando si sarà completamente sviluppata, è il momento giusto per l’induzione fiorale: la nuova spiga si dovrebbe sviluppare proprio sopra questa nuova foglia.

Dobbiamo tenere presente che, in natura, questa orchidea va a fiorire quando sente una marcata differenza di temperatura tra il giorno e la notte: dovete cercare di ricreare questa situazione. Se avete una stanza poco riscaldata, ma ben illuminata, potete fornire lì le condizioni ideali alla pianta, con temperature notturne di circa 13-15 °C; può funzionare anche una finestra ben lontana dalla fonte di calore della stanza. È importante anche che le ore notturne non siano interrotte da una fonte luminosa, perché la fioritura è indotta anche da periodi di buio continuo. Se tutto è andato secondo le previsioni, dopo circa un mese comincia a svilupparsi la nuova spiga fiorale: la riconoscerete perché si sviluppano delle nuove radici aeree e un germoglio con un aspetto simile al dito di un guanto. Quando lo stelo comincia a svilupparsi, potete riportate la pianta alla sua posizione originaria con una temperatura intorno ai 20 °C e luce intensa ma indiretta.

Quando la spiga comincia a essere lunga una quindicina di centimetri è il momento di legarla con una clip a un bastoncino.

Se invece, dopo un paio di mesi non è comparsa la spiga fiorale, provate a cambiare posizione: la luce potrebbe non essere sufficiente o la pianta non ha sentito lo sbalzo termico necessario.

Una buona Phalaenopsis normalmente fiorisce una volta l’anno, ma in alcuni casi e azzeccando tutte le mosse, potete averla fiorita anche due volte all’anno.

 

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