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L'Orchidea

Posted by Maria Luisa Strippoli on

La famiglia delle Orchidaceae è la più vasta tra quelle conosciute, e comprende centinaia di generi, migliaia di specie e innumerevoli ibridi, naturali o ottenuti dall’uomo. All’interno della famiglia si trovano piante con caratteristiche molto diverse tra loro: alcune sono microscopiche, altre ancora sono gigantesche, tra le piante erbacee più grandi, mentre altre ancora (come la Vanilla, da cui si ottiene l’essenza aromatica della vaniglia) sono rampicanti. Un’altra distinzione si può fare sull’ambiente di crescita: la maggior parte di quelle di origine tropicale sono piante epifite, che crescono cioè sopra altre piante (senza però esserne parassite), traendo l’acqua e le sostanze nutritive dall’umidità dell’aria attraverso radici aeree, mentre quelle dei paesi col clima simile al nostro sono prevalentemente terricole. Anche qui in Italia si possono trovare circa 180 specie diverse allo stato spontaneo.

Dimensioni a parte, i fiori condividono una struttura simile, con corolla costituita da 3 sepali e 3 petali, di cui uno (il labello) è rivolto verso il basso, spesso più grande e diversamente colorato: ha la funzione di attirare gli impollinatori e talvolta prende un aspetto molto simile a quello degli insetti, proprio per attirarli. I fiori possono essere singoli, ma sono più spesso riuniti in infiorescenze (racemi o spighe), in qualche caso ramificate. Alcuni sono inodori, altri sono profumati, altri ancora hanno odori per noi sgradevoli, anche in questo caso per attrarre gli impollinatori. Anche in questo caso forma e dimensioni sono estremamente variabili.

Per quanto riguarda la crescita, esistono due grandi tipologie di orchidee:

  • quelle simpodiali (con più ‘piedi’, come i Paphiopedilum e i Cypripedium – le Scarpette di Venere – o la Cattleya dai fiori enormi): hanno una crescita limitata sui singoli fusti, mentre nella parte basale si sviluppano fusti striscianti (rizomi) che danno poi origine a nuovi fusti e spesso a organi di immagazzinamento (pseudobulbi) variabili per forma e dimensioni, e che hanno una funzione essenziale in condizioni di aridità e che possono essere utilizzati anche per la moltiplicazione, dividendoli dalla pianta madre.
  • Le orchidee monopodiali (con un solo piede - come le diffusissime Phalaenopsis o le Vanda) hanno dei getti a crescita illimitata, continuando a produrre foglie ed emettendo infiorescenze all’ascella di queste ultime.

Come già accennato, sono molti gli ibridi ottenuti a partire dalle specie, spesso incrociandole tra loro, e sono proprio questi che sono maggiormente utilizzati come piante ornamentali. Il richiamo principale è costituito dai fiori, un po’ di tutte le forme, dimensioni e colori, singoli o in infiorescenze, che conquistano il cuore degli appassionati, ma anche di chi le riceve in regalo.

Ormai la Phalaenopsis è la pianta in vaso più diffusa al mondo: le istruzioni su come curarla le diamo nella scheda a lei dedicata (qui il link).

È difficile, in una famiglia così ampia, dare delle indicazioni di cura valide per tutte. In primo luogo, si deve capire se si tratta di una specie epifita o di una terricola. Nel primo caso, il vaso serve solo come supporto e si utilizzano quindi substrati come il bark (corteccia) e altri materiali fibrosi, lasciando che le radici aeree si possano sviluppare e assorbire l’umidità. Addirittura, alcune di queste orchidee (come le Vanda) devono essere appese in locali con sufficiente umidità a radice nuda!

Nel secondo caso si utilizzano substrati appositi, diversi comunque da quelli utilizzati dalla maggior parte delle altre piante d’appartamento.

Da tenere poi presente che alcune orchidee, per crescere e fiorire richiedono l’ambiente di una serra, ma si tratta di specie e varietà per collezionisti (peraltro davvero numerosi).

Anche le cure sono molto diverse da un’orchidea all’altra: molte richiedono un’esposizione con molta luce ma non al sole diretto, altre preferiscono la mezz’ombra; in genere amano l’umidità atmosferica, quindi le spruzzature, mentre non gradiscono gli eccessi d’acqua nel vaso perché potrebbero marcire.

Non sopportano il freddo e le correnti d’aria: d’inverno è meglio non aprire le finestre se ci sono orchidee nelle vicinanze.

Possono andare incontro a inconvenienti specifici: alcune sono sensibili a parassiti, come afidi, cocciniglie e ragnetto rosso, altre vanno soggetti a marciumi radicali – soprattutto se si è scelto un substrato sbagliato – altre ancora a malattie fungine della parte aerea.

Per quanto riguarda la rinvasatura, alle simpodiali va cambiato il vaso quando si sviluppa la nuova vegetazione, mentre le monopodiali si rinvasano a fine primavera.

Viste queste esigenze così diverse, vi consigliamo – ma questo non vale solo per le orchidee – di conservare l’etichetta che di solito accompagna la pianta, dove ci sono il nome della pianta stessa e tutte le istruzioni di coltivazione per le diverse specie e varietà. Eventualmente fotografatela, fotocopiatela o prendete appunti, perché alcune etichette possono sbiadire: in questo modo avrete sempre le indicazioni di massima da seguire per ogni specie e varietà. Anche in caso facciate un regalo, togliete pure il cartellino del prezzo ma lasciate l’etichetta con le istruzioni!!!

 

 

Curiosità: Il nome Orchidee deriva dal greco ‘Orchis’, che significa testicoli, con riferimento ai 2 tubercoli radicali che si possono osservare in molte piante di questa famiglia, che hanno proprio la forma di questi organi maschili dell’uomo.

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