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Le Rhipsalis delle foreste pluviali

Publié par Maria Luisa Strippoli le

Normalmente, le Cactaceae sono caratterizzate da foglie trasformate in spine e fusti carnosi come riserve d’acqua. Il genere Rhipsalis fa eccezione a questo schema e presenta molte caratteristiche tipiche di altre famiglie delle piante succulente: infatti i fusti sono allungati, privi di spine, eventualmente solo con un po’ di peluria; in alcune specie il portamento è eretto, in altre ricadente. Il nome della specie deriva dal greco ‘rhips’, che significa giunco, ma va anche a indicare i lavori con il giunco intrecciato. Alcune specie, varietà e ibridi una volta incluse in questo genere, come Rhipsalis epiphyllum, sono state spostate nel genere affine Rhipsalidopsis – poi ridenominato Hatiora (affine ad altri generi come Schlumbergera e Zygocactus) – e sono del tipo ‘lingua di suocera’, col fusto piatto. La maggior parte dei Rhipsalis ha invece fusti sottili, cilindrici, spesso molto allungati e ramificati. Tra le specie più apprezzate, R. horrida, R. burchelli, R. cassutha.

I Rhipsalis sono originari delle foreste pluviali, tanto nell’America centro-meridionale quanto in Africa: in natura sono spesso piante epifite, che crescono cioè sopra altre piante, usandole come supporto (basta un po’ di terriccio in una cavità o a una ramificazione) senza però danneggiarle minimamente. Visto che in queste condizioni si trovano in uno strato ombreggiato della vegetazione, anche quando poi vengono messe nelle nostre case non gradiscono un’illuminazione diretta.

Sono adatti a vasi e (soprattutto nelle tipologie ricadenti) a basket appesi. Non richiedono molte cure: le annaffiature devono essere poco frequenti, lasciando il substrato appena fuori dal secco, mentre gradiscono spruzzature per mantenere l’umidità dell’aria. Non vanno esposte a basse temperature (sotto i 10 °C).

Sono facili da moltiplicare utilizzando i rami come talee.

 

Curiosità: Le varietà ricadenti non sono facili da rinvasare senza provocare dei danni. I lunghi rami vanno appoggiati a un piano progressivamente e delicatamente a partire dalle sommità. Quando la pianta arriva a essere orizzontale, si sfila il vaso. Il nuovo contenitore non deve essere molto più grande del precedente e il substrato deve essere quello tipico per succulente e cactacee, tendenzialmente sabbioso e molto ben drenato, con l’aggiunta di sostanze inerti. Per fortuna questa operazione può non essere necessaria per diversi anni.

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